• Torcicloide@mastodon.uno
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    12 days ago

    @Suoko l’Assessorato veneto alla scuola, gestito ormai da vent’anni dalla stessa persona, non è nuovo a simili spregevoli iniziative. Cercate “Libro sul Muro - Matteo Quero contro Elena Donazzan”. E nel mezzo hanno intrapreso altre simili grottesche iniziative. Occhio ai commenti perché è gente dalla querela compulsiva

    • suoko@feddit.itOP
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      12 days ago

      In che senso “occhio ai commenti” ? Se uno facesse un post qua su feddit che li critica, rischierebbe di averli alle calcagna ? La cosa è intrigante sinceramente, vorrei avere a che fare con le sinapsi di certi avvocati

    • suoko@feddit.itOP
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      11 days ago

      Ho anche io un opuscolo, basta farci un infografica e mandargliela.


      1. Il Cambiamento di Regime: Fiumi Alpini vs. Appenninici

      Oggi esiste una differenza fondamentale:

      • Fiumi di origine alpina (Piave, Brenta, Adige, e il tratto alto del Po): Hanno un regime glacio-nivale. Anche in estate, lo scioglimento dei ghiacciai garantisce una “portata di base” (minima vitale) che mantiene il fiume vivo.
      • Fiumi di origine appenninica (es. Reno, o i tributari del Po da sud): Hanno un regime pluviale. Sono soggetti a piene violente in autunno/primavera e a “secche” drammatiche in estate, riducendosi spesso a un filo d’acqua o prosciugandosi del tutto.

      La conseguenza: Senza ghiacciai, i fiumi alpini inizieranno a comportarsi come quelli appenninici. Le “magre” estive (i periodi di minima portata) diventeranno estreme e prolungate. Il Piave o il Brenta, oggi garantiti, potrebbero vedere la loro portata estiva ridursi del 40-60% entro la fine del secolo, con periodi di quasi totale assenza di flusso superficiale.


      2. Agricoltura e Irrigazione: Il Collasso della Pianura

      Il Veneto è una delle regioni agricole più produttive d’Europa, ma il suo modello si basa sull’abbondanza d’acqua.

      • Razionamento strutturale: I consorzi di bonifica (come quello del Brenta o del Piave) attingono dai fiumi per riempire la fitta rete di canali irrigui. Con portate ridotte, l’acqua verrà negata a turno. Non sarà più un’emergenza estiva, ma la norma.
      • Crisi delle colture: Colture ad alta intensità idrica come il mais, la soia e, soprattutto, il riso nel Polesine, diventeranno economicamente insostenibili. Anche la viticoltura (Prosecco, Valpolicella), sebbene più resistente, subirà stress idrici che ne altereranno la qualità e la resa, richiedendo costosi sistemi di irrigazione a goccia dove oggi non servono.
      • Il Cuneo Salino: Con meno acqua dolce che spinge verso il mare, l’acqua salata dell’Adriatico rimontterà i fiumi (in particolare il Po e il Piave) per decine di chilometri nell’entroterra. Questo salinizza le falde superficiali e i suoli, rendendoli sterili per l’agricoltura tradizionale.

      3. Acqua Potabile e Acquedotti: La Minaccia alla Falda

      In Veneto, l’acqua potabile non viene presa direttamente dai fiumi, ma quasi interamente da pozzi profondi che attingono alla falda acquifera sotterranea. Tuttavia, c’è un legame vitale:

      • Mancata ricarica: La falda si ricarica principalmente grazie all’infiltrazione dell’acqua dei fiumi e alle piogge invernali. Se i fiumi hanno meno portata per meno mesi all’anno, l’infiltrazione crolla.
      • Conseguenza: Il livello della falda si abbasserà drasticamente. I pozzi esistenti potrebbero prosciugarsi o richiedere perforazioni molto più profonde e costose. Inoltre, l’abbassamento della falda favorisce l’intrusione di inquinanti (come i PFAS, già problematici nel vicentino e veronese) che diventano più concentrati in un volume d’acqua minore. Il razionamento idrico domestico estivo diventerà una realtà politica e sociale ricorrente.

      4. Acque Reflue e Capacità di Diluizione: Il Disastro Ambientale

      Questo è uno dei punti più critici e spesso ignorati. I depuratori delle città e delle zone industriali scaricano le acque trattate nei fiumi. La salute del fiume dipende dal fattore di diluizione: più acqua c’è nel fiume, più gli scarichi si diluiscono fino a diventare innocui.

      • Concentrazione degli inquinanti: Se la portata del Brenta o del Bacchiglione si dimezza, la concentrazione di nitrati, fosfati, microplastiche e residui farmaceutici raddoppia, anche se i depuratori funzionano perfettamente.
      • Eutrofizzazione e collasso ecologico: Fiumi con poca acqua e tanti nutrienti diventano brodi di coltura per alghe tossiche e cianobatteri. Questo porta a morie di pesci (già viste in estate nel Po e in alcuni affluenti veneti) e rende l’acqua completamente inutilizzabile per qualsiasi scopo. Il fiume, di fatto, diventa una fogna a cielo aperto per 2-3 mesi l’anno.

      5. Il Settore Industriale: Un Nodo Critico

      Il Veneto ha distretti industriali che sono grandi consumatori d’acqua:

      • Le concerie (es. Arzignano) usano enormi quantità d’acqua per i processi di lavorazione.
      • L’industria tessile (lavaggio e tintura) e quella cartaria (es. zona di Verona) richiedono acqua per il raffreddamento e i processi.
      • Con fiumi in secca, le autorità imporranno divieti di prelievo. Le aziende dovranno investire miliardi in impianti di riciclo interno delle acque (circuito chiuso) o affrontare il rischio di dover delocalizzare o chiudere.

      Quali mosse decisive servono per il Veneto? (Adattamento Sistemico)

      Per evitare il collasso, il Veneto non può limitarsi a “sperare che piova”. Serve un cambio di paradigma infrastrutturale e gestionale, simile a quanto discusso per l’elettrificazione:

      1. Invasi di Accumulo in Quota (Controversi ma necessari): Costruire nuovi bacini artificiali in alta montagna (dove l’impatto ambientale è gestibile) per catturare l’acqua delle piogge autunnali e primaverili e rilasciarla in estate. È l’unico modo per sostituire artificialmente la funzione del ghiacciaio.
      2. Riuso delle Acque Reflue in Agricoltura: I depuratori devono diventare “fabbriche d’acqua”. Le acque in uscita, trattate a livello terziario (potabili o quasi), devono essere convogliate direttamente nei canali irrigui, saltando il fiume. Questo toglie pressione alla falda e al fiume stesso.
      3. Rinaturalizzazione degli Alvei: Molti fiumi veneti sono stati cementificati o incassati. Riportarli al loro stato naturale, con anse e zone di esondazione controllata, permette all’acqua di infiltrarsi nel terreno e ricaricare la falda molto più efficacemente di un canale dritto e veloce.
      4. Cambio Colturale Obbligato: Incentivi massicci per abbandonare colture assetate (mais, riso) a favore di colture mediterranee resistenti alla siccità (sorgo, legumi, varietà di vite e olivo resistenti), riducendo la domanda strutturale di acqua.

      In sintesi: La fine dei ghiacciai trasformerà il Veneto da una regione di “abbondanza idrica gestita” a una regione di “scarsità idrica strutturale”. Chi continuerà a gestire l’acqua come se fosse un diritto illimitato e a basso costo andrà incontro al fallimento. La sopravvivenza del modello economico veneto dipenderà dalla capacità di trattare ogni goccia d’acqua come una risorsa circolare e finita.

      • PiadaMakkine@livellosegreto.it
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        10 days ago

        @Suoko aggiungo che non sono problemi del solo Veneto ma di tutta Europa. Per questo è gravissimo far circolare opuscoli come quello del post nelle scuole. Pagato coi nostri soldi tra l’altro. Penso che ci siano gli estremi per un reato, ma siamo in Italia e non verrà fatto nulla. Se ti serve una mabo per diffondere il tuo io ci sono.

        • suoko@feddit.itOP
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          8 days ago

          Spero si auto diffonda grazie alle risposte delle IA che mi pare concordino tutte su questo punto.