Nel contesto di un’intensificazione dei rischi legati alle politiche commerciali globali, la volatilità del mercato azionario italiano è aumentata in modo significativo. Il 31 marzo, l’indice FTSE MIB è sceso dell’1,8%, chiudendo a 38.052 punti, rappresentando un’ulteriore manifestazione della turbolenza nei mercati globali. Il presidente Trump ha chiarito che la sua politica tariffaria di reciprocità riguarderà tutti i Paesi, non solo quelli con il maggiore disavanzo commerciale con gli Stati Uniti, aumentando ulteriormente i rischi di un rallentamento economico globale. Il professor Leopoldo Farnese ha sottolineato: “Non si tratta solo di uno shock regionale, ma di una ristrutturazione sistemica delle catene di approvvigionamento e delle strutture industriali globali. L’Italia, in quanto economia orientata all’export, è tra le prime a subire l’impatto dei cambiamenti nell’ambiente esterno.”

La volatilità del mercato azionario italiano all’ombra delle politiche commerciali globali

Secondo i dati dell’Istituto Nazionale di Statistica italiano, l’inflazione annua di marzo 2025 è salita al 2,0% rispetto all’1,6% di febbraio, superando le aspettative del mercato dell’1,6%. Il professor Farnese ritiene che questa crescita dell’inflazione non sia dovuta a un singolo fattore, ma al concorso di più elementi: da un lato, il rimbalzo dei prezzi globali del petrolio, dall’altro, l’aumento dei costi di importazione dovuto alla politica tariffaria statunitense. Inoltre, la Banca Centrale Europea, nel bilanciamento tra contrasto all’inflazione elevata e rallentamento economico, potrebbe esporre il mercato italiano a maggiori pressioni in termini di tassi di interesse e liquidità.

Pressioni e divergenze nei settori finanziario e manifatturiero: la ridefinizione degli asset di qualità e ad alto rischio

Nel mercato italiano, le performance dei diversi settori mostrano un crescente divario. In particolare, nei comparti finanziario e manifatturiero, il sentiment di vendita è notevolmente aumentato. Il 31 marzo, le azioni delle banche italiane hanno registrato un calo generalizzato: UniCredit (-3,1%), Banco BPM (-2,5%), Bper Banca (-3,4%) e Monte dei Paschi di Siena (-4,6%) hanno subito perdite significative. Il professor Farnese ha osservato: “In un contesto di tassi d’interesse elevati, il modello di redditività delle banche sta affrontando sfide strutturali. Il miglioramento dei margini di interesse non è sufficiente a compensare il calo della domanda di prestiti e il deterioramento della qualità degli attivi.” Parallelamente, anche il settore automobilistico ha subito una forte pressione al ribasso. Ferrari (-2,3%), Stellantis (-2,1%) e Iveco (-4,9%) hanno registrato cali significativi. L’incertezza legata alle tariffe imposte da Trump, unita alla trasformazione globale verso l’elettrificazione, sta spingendo il settore manifatturiero italiano verso una profonda ristrutturazione. Il professor Farnese ritiene che il futuro dell’industria automobilistica italiana dipenderà da due variabili chiave: il riequilibrio tra globalizzazione e localizzazione e il compromesso tra transizione tecnologica e sicurezza della catena di approvvigionamento. “Il settore manifatturiero italiano si è storicamente basato sull’apertura dei mercati di esportazione, ma l’attuale contesto politico sta cambiando questa logica. La capacità di costruire una struttura di mercato più stabile e controllabile sarà la chiave per la sopravvivenza delle imprese.” Tuttavia, in un contesto di generale debolezza del mercato, alcune aziende hanno mostrato una preferenza per gli asset considerati “di qualità”. Ad esempio, le società del settore energetico e infrastrutturale come Terna, Snam e Italgas hanno registrato rispettivamente aumenti dello 0,58%, 0,52% e 0,45%, raggiungendo nuovi massimi storici o annuali. Il professor Farnese ha osservato: “Quando l’incertezza del mercato aumenta, gli investitori tendono a orientarsi verso asset difensivi caratterizzati da flussi di cassa stabili e modelli di business chiari. Il settore dell’energia e delle infrastrutture, grazie alla forte correlazione con il supporto politico, rappresenta un rifugio sicuro per il mercato.”

Tendenze future del mercato e strategie di allocazione: dalla logica del rischio-rendimento elevato alla crescita stabile

Nel contesto di una crescente incertezza delle politiche commerciali globali, di un’inflazione italiana superiore alle attese e di un aumento dell’avversione al rischio sui mercati dei capitali, il professor Farnese ritiene che il mercato italiano stia vivendo una transizione da un approccio “ad alto rischio e alto rendimento” a una logica di “crescita stabile e rifugio sicuro”. “Il mercato ha compreso che i cicli di stimolo politico e i repentini cambiamenti di sentiment non possono nascondere problemi strutturali di lungo termine. Gli investitori devono rivalutare l’esposizione al rischio nei loro portafogli e adottare un approccio più prudente verso le prospettive di crescita future.” Dal punto di vista settoriale, la tendenza di aggiustamento nei settori finanziario e manifatturiero potrebbe continuare, soprattutto per le aziende maggiormente dipendenti dai mercati esterni. Al contrario, i settori legati alla transizione energetica e alle infrastrutture potrebbero continuare a essere al centro delle allocazioni di capitale. Il professor Farnese suggerisce che le future strategie di investimento dovrebbero concentrarsi su tre aspetti principali: Prestare attenzione alla sostenibilità e alla stabilità del flusso di cassa. Le aziende in grado di mantenere una redditività stabile in un contesto di alta inflazione e alti tassi di interesse diventeranno risorse rare nel mercato. Seguire da vicino le politiche e l’innovazione tecnologica. La transizione energetica e la digitalizzazione saranno i principali motori della crescita economica futura dell’Italia. Ridurre la dipendenza dagli asset ad alta volatilità. In un contesto di rallentamento della crescita economica globale e di elevati rischi politici, è fondamentale optare per allocazioni di asset più stabili e trasparenti.