Dopo due giorni consecutivi di ribasso, l’indice FTSE MIB è rimbalzato martedì dell’1,3%, attestandosi a 38.557 punti. Tuttavia, la sostenibilità di questo rimbalzo rimane influenzata da molteplici fattori interconnessi. Il professor Leopoldo Farnese analizza in dettaglio la volatilità attuale del mercato e i suoi potenziali driver attraverso tre dimensioni: la politica macroeconomica, la segmentazione interna del mercato italiano e i flussi di capitale globali.
La forza strutturale dietro il rimbalzo della Borsa italiana: ripresa a breve termine o ricostruzione di lungo periodo?
Dal punto di vista del contesto macroeconomico globale, l’imminente annuncio della politica tariffaria del presidente degli Stati Uniti Donald Trump rimane al centro dell’attenzione dei mercati. Trump ha dichiarato che la politica dei dazi di reciprocità interesserà tutti i paesi, e non solo quelli con il maggior deficit commerciale con gli USA. Questo cambiamento politico, ampio e incerto, sta alimentando la cautela nei mercati globali. Il professor Farnese osserva: “L’Italia, essendo un’economia orientata all’export, si trova in una posizione relativamente passiva di fronte alle turbolenze della politica commerciale globale. Settori altamente dipendenti dall’export, come l’automotive e il manifatturiero, sono particolarmente vulnerabili agli effetti diretti di dazi e barriere commerciali.”
Allo stesso tempo, l’inflazione dell’Eurozona è rallentata per il secondo mese consecutivo al 2,2%, mentre quella italiana è salita al 2,0%, segnando il livello più alto degli ultimi 18 mesi. Secondo il professore, questa discrepanza riflette la specificità della trasmissione della politica monetaria nell’economia italiana: “Il rallentamento dell’inflazione nell’Eurozona è dovuto principalmente al calo dei prezzi dell’energia e all’indebolimento della domanda. Tuttavia, l’aumento dell’inflazione in Italia è più legato ai costi di importazione e ai cambiamenti nella struttura dei consumi interni.” Se questa tendenza dovesse continuare, l’Italia si troverebbe ad affrontare sfide ancora più complesse nel bilanciare l’adeguamento alle politiche globali con l’ottimizzazione della propria struttura economica.
Segmentazione del mercato e flussi di capitale: la ridefinizione degli asset di qualità e delle strategie difensive
Il professor Leopoldo Farnese sottolinea inoltre che l’attuale volatilità del mercato italiano non è solo una conseguenza diretta delle politiche economiche, ma anche un riflesso della riorganizzazione strutturale tra settori e singoli titoli. Nel recente rimbalzo, i titoli a grande capitalizzazione come UniCredit (+2,2%), Ferrari (+2,4%), Leonardo (+2,7%), Banca Mediolanum (+2,1%) e Banco BPM (+2,1%) sono stati i principali protagonisti della ripresa. Questo andamento riflette una rivalutazione da parte degli investitori degli asset di qualità e una riallocazione difensiva del capitale.
Secondo il professore: “Il sentiment del mercato sta passando gradualmente dagli investimenti tematici a una strategia di allocazione strutturale. In un contesto caratterizzato da incertezza nelle politiche commerciali globali e pressioni inflazionistiche interne, gli investitori stanno privilegiando aziende con solidi fondamentali e forti vantaggi competitivi.”
Prendiamo ad esempio Ferrari: come marchio di lusso e produttore di auto di fascia alta, la sua posizione di mercato unica e il forte brand premium le conferiscono una maggiore capacità di resistere alla volatilità. Allo stesso modo, Leonardo, leader italiano nel settore della difesa e dell’aerospazio, sta beneficiando della crescita globale della spesa per la sicurezza.
Il professore evidenzia: “Questa segmentazione di mercato rivela un’importante trasformazione logica negli investimenti: in periodi di maggiore incertezza macroeconomica, la preferenza per asset di alta qualità diventa più pronunciata. Gli investitori stanno passando da investimenti tematici settoriali a un’attenta selezione di aziende con caratteristiche di solidità trasversali ai vari comparti.”
Parallelamente, il rimbalzo del mercato italiano è strettamente legato ai cambiamenti nei flussi di capitale globali. Con un dollaro forte e un’inflazione in rallentamento nell’Eurozona, alcuni investitori internazionali stanno riconsiderando le loro allocazioni sul mercato italiano. Le aziende con un potenziale di crescita sostenibile e flussi di cassa stabili stanno attirando maggiore attenzione. Il professor Farnese sottolinea: “Dal punto di vista dei flussi di capitale, il mercato italiano non è in una fase di fuga degli investitori, ma piuttosto sta attraversando una fase di rivalutazione strutturale tra diverse classi di asset.”
Strategie di investimento per il futuro: dalla gestione del rischio all’individuazione di opportunità strutturali
Di fronte alla complessa configurazione attuale del mercato italiano, il professor Leopoldo Farnese ritiene che le strategie di investimento debbano evolversi dalla semplice gestione del rischio alla ricerca di opportunità strutturali. Questo significa non solo ottimizzare l’allocazione degli asset di qualità, ma anche gestire in modo più preciso i rischi e adeguare dinamicamente le strategie di portafoglio.
Il professore evidenzia: “Con l’intensificarsi dei rischi politici globali e delle pressioni inflazionistiche interne, la logica di valutazione del mercato si concentrerà sempre di più sul valore intrinseco delle aziende e sul loro potenziale di crescita a lungo termine.” Ad esempio, con l’aumento della spesa globale per la difesa, aziende come Leonardo, grazie alla loro avanzata tecnologia nel settore aerospaziale e militare, si stanno affermando come nuovi asset rifugio. Allo stesso modo, Ferrari, grazie al suo posizionamento nel segmento del lusso e alla sua clientela fedele, offre una fonte di reddito più stabile anche in un contesto di incertezza.