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La fine dei due Stati.

Quale fosse la direzione presa da Netanyahu e quale l’obiettivo era assai probabilmente chiaro alla diplomazia Internazionale già nelle prime settimane successive al 7 ottobre 2023. Ed è assai possibile che ne fossero messi a conoscenza i Governi occidentali. Ma tacquero colpevolmente.

Eppure da anni, forse decenni, doveva apparire evidente che si stava preparando un piano per sottomettere i Palestinesi ed occupare i loro territori.
Israele si è lentamente scientemente preparato il terreno. Bisognava innanzi tutto fiaccare ogni velleità di resistenza popolare, dignità ed orgoglio dovevano essere ridotti a nulla nelle persone. Restrizioni, apartheid, muri divieti dovevano servire a indebolire a tal punto animi e coscienze da rendere impensabile una sollevazione popolare, una qualche nuova intifada.
Gli ultimi dieci anni sono stati una capillare intenzionale preparazione del colpo finale. La destra sionista al Governo israeliano lo ha meticolosamente organizzato.
Una volta fiaccati gli animi, bisognava procedere all’occupazione di Gaza, senza dare il tempo ad una resistenza palestinese di organizzarsi.
I bombardamenti a tappeto di scuole ospedali moschee infrastrutture rasando a zero i territori hanno reso impossibile di fatto alla popolazione di nascondersi e reagire. Già fiaccati negli animi è stato un lavoro facile per Israele. I bombardamenti senza tregua hanno spinto le persone a fuggire e cercare rifugio in luoghi di Gaza meno insicuri. Due anni e mezzo scappando da un luogo all’altro senza più alcun tessuto produttivo agricolo ed industriale. Senza corrente senza acqua e senza la forza e il tempo di reagire.
Se davvero ci sono le decine di km di sotterranei, come va dicendo Israele, come mai la gente comune non li ha usati per una qualche forma di resistenza? Non parlo di terroristi armati, ma di popolo che, come i partigiani, si organizza e raccoglie le forze contro l’invasore. Ma quelle energie non ci sono. Israele aveva già provveduto a prosciugarle.
Ora è il momento del colpo finale, serve il casus belli.
Sappiamo quale è stato.
I Carri di Gedeone sono pronti ad entrare in azione, non appena ultimata la prima fase della distruzione. Il progetto del Grande Israele che nessun Israeliano, sia esso estremista moderato o riformista, si sente di non carezzare è dietro l’angolo di detriti e macerie di Gaza City.

#gazagenocide
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#IsraelePalestina