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    6 days ago

    @fucinafibonacci Produrre energia ha sempre un costo ambientale. Il problema è scegliere quale costo siamo disposti a sostenere.

    Possiamo bruciare combustibili fossili, immettendo nell’atmosfera CO2, ossidi di azoto, particolato e altre sostanze dannose per la salute. Oppure possiamo affiancare alle rinnovabili il nucleare, che produce elettricità con emissioni molto basse, ma lascia scorie radioattive da trattare e isolare per tempi lunghissimi.

    Anche le rinnovabili hanno un’impronta ambientale e richiedono infrastrutture, accumuli e materie prime.

    Non esistono pasti gratis. Possiamo ridurre i consumi, migliorare l’efficienza e scegliere tecnologie diverse, ma non eliminare ogni conseguenza.

    L’Italia continua a dipendere fortemente dal gas. La Francia ha scelto soprattutto il nucleare, assumendosi il problema delle scorie.

    Nel 2025 il 95% dell’elettricità francese proveniva da fonti a basse emissioni, contro il 49% di quella italiana.

    Certo, il nucleare costa e presenta rischi e problemi irrisolti. Ma quanto ci costa, anche in termini sanitari, continuare a bruciare combustibili fossili?

    Forse il confronto non dovrebbe limitarsi al prezzo del kWh, ma includere tutti i costi che trasferiamo all’ambiente, alla salute e alle generazioni future.