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  • @notizie @macfranc @poliversity

    Il punto che sollevi sui picchi di carico è forse ancora più interessante del problema dei lurker.

    Un server può funzionare perfettamente con un certo carico medio e trovarsi improvvisamente in difficoltà quando le richieste superano la sua capacità di elaborazione.

    In fondo, non tutte le attività federate devono essere elaborate immediatamente. Una coda che cresce, una consegna ritardata o una timeline che si aggiorna con qualche minuto di ritardo sono inconvenienti. Un server che collassa è un problema ben diverso.

    Anche la distribuzione degli utenti dovrebbe essere un tema di consapevolezza, non di imposizione. Non propongo certo di limitare le relazioni tra istanze: sarebbe contrario allo spirito del Fediverso.

    Ma sarebbe interessante far capire agli utenti che ogni relazione federata ha un costo, e che la scelta dell’istanza non è necessariamente indifferente.

    E forse è proprio da qui che potrebbe nascere una riflessione collettiva sulla sostenibilità del Fediverso.

    Grazie per il lavoro che fate per mantenere vivaed efficiente l’istanza! Ma potrebbe non essere sufficiente.

    Ora vediamo quali regole di netiquette o buon uso potremmo avere noi utenti. Se capiamo cosa può aiutare l’istanza siamo lieti di contribuire volontariamente.

    Ne approfitto per aprire una discussione e creare consapevolezza, non per imporre regole. Se state bene voi, stiamo bene anche noi!



  • @macfranc @poliversity

    Da vecchie ricerche si vede che 90% del fediverso/social è composto da Lurker. 9% da contributori occasionali e 1% da pubblicatori costanti.
    Tolti alcuni boot/RSS reposter ovviamente.

    Il problema dei lurker forse merita una riflessione più tecnica, perché non sono a costo zero. Anzi…

    Su un server ActivityPub, anche chi non pubblica nulla può consumare risorse. Se segue centinaia di account remoti, il server deve comunque ricevere, elaborare e conservare le relative attività.

    Il costo non dipende quindi soltanto dal numero di utenti, ma soprattutto dalla rete di relazioni federate. Crescendo, queste relazioni possono produrre un carico sempre più difficile da sostenere.

    E qui arriviamo alla vera domanda: qual è il limite sostenibile di un’istanza, date X risorse hardware ed economiche?

    Poliversity è nato anche dall’entusiasmo di costruire una comunità italiana nel Fediverso. Un progetto interessante, che però potrebbe essersi scontrato con i costi del proprio successo.

    Ma forse dovremmo interrogarci anche sulle nostre abitudini.

    Se la maggior parte delle persone con cui interagisco si trova su Poliversity.it, perché dovrei mantenere il mio account su un’altra istanza? E viceversa?

    Il bello del Fediverso è poter comunicare tra server diversi. Ma questo non significa che ogni relazione debba necessariamente attraversare la rete federata.

    Scegliere un’istanza vicina ai propri interessi e alla propria comunità potrebbe ridurre una parte delle comunicazioni inter-server, migliorando la sostenibilità complessiva. Naturalmente senza creare nuove mega-istanze che concentrano tutti gli utenti.

    Forse, oltre a chiedere ai lurker di pubblicare qualcosa per dimostrare di esistere, dovremmo anche chiederci come distribuire meglio gli utenti e le risorse, e fare conoscere il costo della loro istanza in base alle relazioni federate.







  • @giorgiosarto @elezioni @ambiente

    Ma siamo sicuri che la soluzione al caro energia sia sempre pagare meno tasse, anziché consumare meno energia?

    Meloni chiede una risposta europea rapida al caro energia.

    Benissimo per l’emergenza. Ma poi?

    Da anni parliamo di efficienza energetica, riduzione dei consumi, isolamento degli edifici, impianti più efficienti e transizione energetica. Eppure, quando i prezzi aumentano, la risposta politica sembra sempre la stessa: intervenire sulle bollette.

    Negli Stati Uniti, con la crisi dello Stretto di Hormuz, l’amministrazione cerca nuove forniture di diesel, perfino dalla Russia. Oggi qualche margine esiste ancora. Ma quando non ci saranno più fornitori alternativi?

    Ridurre le tasse può alleggerire il conto, non riduce i litri di gasolio o i metri cubi di gas necessari. E sposta parte del costo sulla fiscalità generale.

    Naturalmente servono aiuti a chi non può permettersi nuovi impianti. Ma gli incentivi dovrebbero accompagnare un cambiamento, non sostituirlo.

    E se il vero problema non fosse il prezzo dell’energia, ma la nostra ostinazione a consumarne sempre altrettanta, aspettandoci che qualcuno la renda più economica?




  • @6al @cybersecurity

    Non proprio! 😀

    La passkey non è una password che il ladro può leggere e copiare dal telefono.

    Per utilizzarla normalmente deve superare la verifica locale: impronta digitale, riconoscimento facciale oppure PIN del dispositivo.

    In pratica, serve qualcosa che possiedi (il telefono) e una verifica che dimostri che sei autorizzato ad usarlo.

    Solo che il «qualcosa che sai» non deve più essere una password come “6hfghHf+°®π•©HggVT54°”! Basta il PIN, oppure la biometria.

    C’è però una distinzione importante: se il ladro conosce il PIN, qualche rischio rimane.

    Quindi il furto del telefono non equivale automaticamente al furto delle passkey. E bloccare tempestivamente il dispositivo resta una buona precauzione.

    La sicurezza non diventa assoluta, ma decisamente più comoda! Molto più comoda, molto più sicura (praticamente il phishing non funziona più)


  • @6al @cybersecurity

    Bella domanda! È proprio qui che entrano in gioco Google Password Manager e il Portachiavi iCloud.

    Le passkey non devono necessariamente rimanere soltanto sul telefono: possono essere sincronizzate, con crittografia end-to-end, tra i dispositivi collegati al proprio account Google o Apple.

    Se perdi o rompi il telefono, puoi recuperarle su un nuovo dispositivo, dopo aver verificato la tua identità e completato le procedure di ripristino.

    Attenzione però al PIN! Nel sistema Google, per recuperare le passkey sincronizzate può essere necessario conoscere il PIN del gestore delle password oppure il blocco schermo di un dispositivo precedente. Apple utilizza meccanismi di recupero differenti, che possono richiedere il codice di un dispositivo fidato.

    Quindi niente panico se perdi il telefono, ma proteggi bene il tuo account e non dimenticare i codici necessari al recupero!

    Diverso il caso delle passkey custodite esclusivamente su una chiave hardware: se perdi l’unica chiave, senza un metodo alternativo di accesso, potresti rimanere fuori dall’account. Per questo si consiglia sempre due chiavi hardware, di cui una da conservare in cassaforte!
















  • I miei figli frequentano una classe in cui praticamente nessuno parla come lingua madre quella del luogo.

    Sono inglesi di seconda generazione, frequentano la sezione Inglese della Scuola Europea di Varese, studiano anche in tedesco e francese e, vivendo qui, finiscono inevitabilmente per avere a che fare pure con l’italiano.

    Eppure non mi sembra che il problema sia separare gli studenti in base alla lingua.

    La scuola può certamente aiutare ad imparare la lingua del posto. Anzi, deve farlo.

    Ma l’integrazione non avviene mettendo insieme persone che già parlano la stessa lingua. Avviene anche frequentando chi parla lingue diverse.

    Poi c’è un pezzo che nessuna percentuale ministeriale può risolvere: se una famiglia vive in un Paese senza interessarsi alla sua lingua, cultura e società, difficilmente sarà la composizione della classe a fare il miracolo.

    Forse stiamo cercando di risolvere con un tetto amministrativo qualcosa che è soprattutto un problema educativo e sociale.

    @elezioni