Nella notte tra domenica e lunedì nuovi attacchi hacker ai sistemi di refrigerazione dei supermercati in diversi Paesi europei, con temperature dei banchi frigo portate fino a 50 gradi. In Italia almeno quattro punti vendita Coop tra Catania e Palermo, secondo il gruppo Radenza che li gestisce.
Nessuna rivendicazione al momento.
Per il caso francese si è parlato di una vulnerabilità nei controller Danfoss
https://tg24.sky.it/mondo/2026/11/02/attacco-hacker-supermercati-svezia
@emanuelegori @sicurezza if it is connected it is vulnerable.!!
Per citare il titolo di un gran libro.
@Steutt @sicurezza
La sfida del futuro è restare connessi in sicurezza.
Secondo me l’open source è una parte della risposta: codice verificabile, bug che chiunque può trovare e correggere, nessun fornitore da cui dipendere per le patch.
Non è immune da errori, ma almeno non paghi per software obsoleto che nessuno può controllare.
Qualcuno mi deve spiegare perché diamine un frigorifero deve essere collegato ad internet. Gli impianti si tengono in rete tecnica e separata di quella amministrativa, senza accesso ad internet e controllati da una VPN se davvero si ha bisogno di monitorarli remotamente.
Invece, ci troviamo con impianti con una pagina login su HTTP esposta e con capacità di mandare in tilt tutto un supermercato (e chissà che altro). Io boh…
@AbsolutelyNotAVelociraptor sapessi quante aziende fanno assistenza remota lasciando “admin” come password, perché mica puoi perdere tempo a gestire pwd diverse per ogni cliente…
Sia mai che uno usa un gestore di password (anche gratuito e self-hosted) per tenere conto delle password dei clienti…
@AbsolutelyNotAVelociraptor
C’è poi un tema di fondo: molti firmware e software industriali sono chiusi, probabilmente senza audit indipendenti, e i bug possono restare lì per anni.
In Francia, per esempio, si è parlato di vulnerabilità note nei sistemi Danfoss.
Succede anche col fotovoltaico: Forescout ha contato circa 35.000 sistemi solari con interfacce di gestione esposte online.
VPN sì, ma non solo: conta che software ci gira e chi lo configura.https://www.securityweek.com/35000-solar-power-systems-exposed-to-internet/
https://www.securityweek.com/35000-solar-power-systems-exposed-to-internet/
Già se solo usassero una VPN sarebbe un passo in avanti. Ovviamente poi conta anche che le credenziali per la VPN non siano di “dominio pubblico” e che non siano admin/admin. Però capisco che il problema è di fondo; non si tratta solo di usare VPN o meno, si tratta pure di una cultura aziendale che non pensi a chi fa questo mestiere come “una spesa inutile” perché “tanto se tutto funziona non capisco perché dovrei pagare qualcuno”.
Bisogna cambiare la mentalità del “pago per risolvere i problemi” al “pago perché non mi arrivino i problemi” e qui ce ne tanto ancora da fare.




