Il termine hacker nasce al MIT negli anni ’60, dove studenti e ricercatori sperimentavano creativamente sui primi computer, trovando soluzioni ingegnose oltre l’uso previsto. Hack indicava un lavoro brillante, non un atto illecito. L’hacker era quindi chi comprendeva a fondo i sistemi e li migliorava. Solo dagli anni ’80-’90 il termine è stato associato ad accessi non autorizzati, perdendo il significato originale.
@salvatorelasorella@mastodon.uno
La storia è molto più complessa di così: gli #hacker negli anni '80 e primi anni '90 furono perseguitati e infamati con una propaganda violentissima perché non si sottomettevano alle regole del capitalismo statunitense.
In the United States, in the 80’s just like today, “evil” is everything that could negatively affect the profits of the riches. They were scared by people who removed copy protection from video games, got free phone calls or cripple the trust of the working class in Capitalism by showing how easy it was to hack the Bank Of America’s Home Banking System.
In 1986 the first legislation related to hacking was enacted, the Federal Computer Fraud and Abuse Act. Just like the Hopkins’ The Discovery of Witches, such text was wielded thousands of times to convict high-profile hackers and low-level criminals alike, in the most recent witch-hunt of American history.
Meanwhile, the mainstream Americans were building their own prejudice about hackers through their most powerful propaganda-device, with films like War Games.
So while some hackers were arrested all over the States, others tried to distance from them, introducing the term “cracker” to mock “the criminals” in the hope preserve their freedom and appear as the good, well integrated citizens they ough to be.
All of this worked as a sort of evolutive pressure, pruning those who challenged the American life-style and supporting those that were happy to subdue to the cultural hegemony of the times.
Then, when “cracking systems” became a well payed job, a bunch of coloured “hats” were invented, to distinguish crackers “hackers” according to the masters they serve.
Tuttavia, nonostante la maggiore consapevolezza politica, vi era assoluta continuità fra l’etica delle prime comunità hacker al MIT e quelle successive.
Era proprio questo il problema: gli hacker rivelavano la vulnerabilità di un sistema che si presentava al mondo come vincente, diffondevano “conoscenze pericolose” più rapidamente di quanto il capitale volesse permettersi, e iniziavano ad avere una pericolosissima coscienza di classe: erano proletari con il pieno controllo degli strumenti di produzione, saldamente ancorati sul collo.
Per questo andavano divisi, marginalizzati e perseguitati.
Quando dei giovani vengono a dirmi che gli hacker sono criminali, o quando (più raramente) mi vengono a dire che non lo sono, che i criminali sono i #cracker o ancora i #blackhat mentre gli hacker sono quelli che scrivono software libero, io spiego ad entrambi che non hanno capito cos’è un hacker.
Un hacker persegue la propria sete di conoscenza, la propria curiosità, come valore fondamentale.
Quando una legge gli impedisce di accedere a tale conoscenza la ignora. Quando gli permette di massimizzarla, la utilizza.
#PhineasFisher non è “meno hacker” di #RichardStallman o di #LeonardoDaVinci. Il primo e l’ultimo hanno violato ripetutamente leggi oppressive, il secondo ha cercato di sovvertirne una (il copyright).
Ma è normale ed inevitabile che gli hacker siano marginalizzati ed oppressi dal potere, che siano stigmatizzati come criminali e persino perseguitati da folle inferocite eterodirette: non si piegano al potere, lo deridono e lo umiliano.
Ma solo chi detiene il #potere ha ragione di temerli.
@giacomo una precisazione: il #dirittodautore (#copyright) non è stato “sovvertito” da @rms. Al contrario, il #copyleft è un’applicazione forte e rigorosa del diritto d’autore tesa a preservare il #softwarelibero. @salvatorelasorella
@computer



