Mai come ora è importante slegarsi dai colossi della tecnologia USA e iniziare a sostenere progetti europei indipendenti, più piccoli, in modo che nessun grande operatore possa controllare tutto: https://scegli.app/
Per semplificare la migrazione ecco 5 guide libere e gratuite:
DeGooglizzazione: https://devol.it/degooglizzazione/
DeMicrosoftizzazione: https://devol.it/demicrosoftizzazione/
Passare da Windows a Linux: https://fedilug.it/guida-approfondita-alle-distribuzioni-linux-per-utenti-windows-2/
Passare al fediverso: https://devol.it/fediverso/
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@lealternative @filippodb @Nick44 @sicurezza @nordpass @prealpinux fondamentalmente si tratta di una serie di tool: un thread che mantiene in ordine cronologico ciò che viene pubblicato nella classe virtuale da parte del docente, materiali di studio, annunci, verifiche; un interfaccia grafica ordinata dal docente per argomenti che archivia i materiali di studio, che possono essere PDF, documenti vari, immagini, video, link, altri tool di Google come notebook da NotebookLM o Gem create ->
@lealternative @filippodb @Nick44 @sicurezza @nordpass @prealpinux -> appositamente con Gemini e con cui gli studenti possono/devono interagire. L’interfaccia può mostrare anche le verifiche che il docente assegna, sotto la forma di consegne a cui gli studenti allegheranno documenti di risposta/documenti preparati dal docente e compilabili dagli studenti/questionario di verifica da svolgere tramite Google form/link vari. Ovviamente poi sono presenti delle pagine per il docente da cui ->
@lealternative @filippodb @Nick44 @sicurezza @nordpass @prealpinux aggiungere/invitare gli studenti e altri docenti alla classe virtuale, e la pagina che tiene in ordine i risultati dei test e delle prove di verifica svolte. Tutti i materiali presenti nelle classi virtuali finiscono in apposite cartelle che vengono generate e archiviate su Google Drive.
@lealternative @filippodb @Nick44 @sicurezza @nordpass @prealpinux ovviamente ci sarebbe Moodle, ma Classroom è oggettivamente più facile da usare, soprattutto se si pensa che ci si rivolge a studenti (e docenti) spesso analfabeti digitali.