La teoria del pulmino - Il blog di Mantellini sulle frasi pronunciate da Michele Mari a proposito di Michela Murgia e sui confini della sfera personale
Nel caso di Michele Mari e delle sue esternazioni durante un viaggio su un pulmino, l’aspetto maggiormente rilevante sul quale soffermarsi non riguarda le frasi di Mari ma, appunto, il pulmino. Perché la sarabanda abbia inizio, lasciando stare l’eventuale interesse privato della scrittrice che ha fatto scoppiare il caso, è necessario dare per scontato che una conversazione privata su un mezzo di trasporto sia un atto pubblico. È un assunto che chi desiderava aprire le danze sul corpo della donna, la sua sessualizzazione da parte del maschio ha dato per scontato. Vale a dire che dentro quel pulmino Mari parlasse ex catedra, quasi fosse con un microfono su un palco.
Trovo che l’individuazione del confine fra ciò che è intimo e ciò che è pubblico e quindi di tutti, messo nella disponibilità di chiunque, sia il vero tema del quale si dovrebbe discutere.
Il tema del bilanciamento fra elementi di vita privata e esternazioni pubbliche è oggi importante, se non altro perché riguarda moltissime persone ogni giorno. Dove terminano i luoghi della nostra riservatezza, quelli che noi chiamiamo casa, quelli in cui le nostre miserie restano in qualche maniera protette e celate ai più?
@russandro @culture se posso fare una considerazione, salvando il fatto che non si sanno le parole esatte, qui sembra darsi assodato che Mari come qualunque altro uomo sia uno che in privato dice cose orribili sulle donne che non rientrano nelle sue disponibilità o nelle sue grazie. E questo fatto, che siano accettabili e scontati questi pensieri, basta non dirli in pubblico, è grave. Non si tratta di fare pipì in pubblico, tutti la facciamo in privato, qui si tratta di cosa uno pensa e dice.
@lindasartini @russandro @culture Questa discussione sul “pubblico e privato” è tutt’altro che semplice e coinvolge uno dei valori secondo me fondamentali per una sana vita in comunità: io lo chiamo “diritto a fare schifo”.
Ammettendo che Mari abbia detto nude e crude quelle parole lì, si è comportato da TROGLODITA e qua non ci piove. Che gli vada detto sul muso, è altrettanto indubbio. Ma la cosa si deve fermare lì, non metti in discussione una gara letteraria perché “fuori onda” uno è stato cinico e sessista verso una donna morta. Lo metti al suo posto lì in loco, ci litighi, ma muore lì, non ci scateni dietro le folle pronte a fare i gladiatori!
Tutte le volte che alle cene associative tra ciechi, prendiamo per il culo i vedenti, con o senza persone vedenti nei dintorni. Io, HIV negativa, a tavola con un gruppo di HIV positivi, ad assistere alle loro prese in giro sessuali verso le persone senza HIV… Là ti giri, sorridi, dici “sentito!” E c’ho pure fatto un progetto creativo sopra. Tutte le volte che io per prima ho raccontato barzellette sporche!
Il “diritto a fare schifo” serve per esorcizzare lo stress, per sfogarsi, per farsi scivolare addosso esperienze negative, o credete che in pausa, in spogliatoio, ecc… il migliore cardiochirurgo non racconti barzellette oscene sui propri pazienti?
Non sto dicendo di acconsentire, “e fattela una risata”, ognuno di noi ha qualcosa che lo provoca di più. Anche certe barzellette, tipo quella dell’AIDS, il cracker, il prosciutto e la porta del bagno, essendo coinvolta da vicino con lo stigma HIV, se la sento mi fa star male. Però ripeto: l’interlocutore esercita il proprio “diritto a fare schifo” raccontandola, io lo esercito dicendogli che è l’anello di congiunzione tra la scimmia e l’uomo.
Io mi sono incazzata per il “va pensiero” con le bestemmie, l’altro ha tutto il diritto di metterla su youtube. Ma voler rovinare la carriera a uno perché è stato uno stronzo, non è che lo educhi. Lo rende ancora più stronzo, e anzi rischia di mettere in cattiva luce proprio la causa femminista, in questo caso: “se se la prendono per così poco, se sono questi i problemi”… A livello mediatico bisogna considerare con chi si ha a che fare.
Il van del premio strega? Vero, era un mezzo di trasporto usato per lavoro. Ma vorrei essere una moschetta, anzi no, un accaivvù senziente che si replica meglio, per sentire cosa si dicono tra loro i poliziotti sulla volante.
@elettrona @russandro @culture il diritto a fare schifo è bello, anche se lo vedo un po’ più come in quella canzone di Willy Peyote con Michela Giraud (se non la conoscete, cercatela).
In fin dei conti è quel che voglio dire: l’ha detto in privato, ok, ma è un pensiero abominevole. Dice che se una donna fa schifo ai maschi (ammesso che Murgia lo facesse) allora è una brutta persona. Se non ti desiderano, non vali. Truccati, sii scopabile, sorridi. Non puoi fare schifo, sei femmina.@lindasartini @russandro @culture quello che io ho sempre sostenuto, è: il diritto a fare schifo, deve appartenerci. E se uno fa una uscita disgustosa come questa qua, va messo al suo posto in modo altrettanto disgustoso (il diritto a fare schifo mio, vale tanto quanto il tuo perciò se lo usi contro di me, io te lo restituisco).
Io sono la prima a essermi sentita dire non solo “brutta” ma anche “sei un peso” al che rispondo sempre “sono un peso di carne, tu sei un peso di sterco”. Ma andare a far casino nei media in una situazione in cui avrebbero potuto schifarsi tra di loro, anche no
@elettrona @russandro @culture ammetto di non aver contato quanti media e quanto e come ne hanno parlato e se ci sia stata gogna social, rifletto solo sul contenuto oggettivo delle parole.
Concordo sul diritto alla privacy e a dire cose brutte in privato.
Ricordo che l’uomo in questione non è un anziano al terzo grappino al bar, ma uno scrittore che con le parole, i concetti e la morale ci lavora, ergo ci sguazza nei media e con un po’ di fortuna si candiderà a destra grazie alla sua uscita XD@lindasartini @russandro @culture Non frequento i social commerciali, però mi sto chiedendo anche: se il soggetto della discussione fosse stata Meloni anziché Murgia, avrebbe avuto lo stesso effetto mediatico? Per quanto mi riguarda, sempre ammesso che abbia detto quelle cose sul serio, quelle lì sono frasi spregevoli anche se dette alla strega di Biancaneve o a Crudelia. Però neanche mi piace vedere certi personaggi santificati, da vivi e da morti.
Non sminuisco Murgia come scrittrice, cerco solo di farmi domande su tutte le prospettive.@elettrona @russandro @culture dipende: se parli della sinistra politica, in genere corre a dare solidarietà anche a Meloni se colpita da una frase sessista. Se parli dei giornali, anche a sinistra sono maschilisti quindi diventano femministi a seconda della convenienza. Però l’intellettuale di sinistra scaricato dalla sinistra per questioni contro le donne (episodio ben più grave, violenza domestica non parole su un pulmino: Caffo) più facile lo intervistino a destra, magari su Libero.
@elettrona @russandro @culture PS. Santificare Murgia o chicchessia: no non mi piace. Pessima abitudine umana. Però: lui poteva dire che era una str*nza sopravvalutata e irascibile. Perché buttarla sul fatto che era brutta, quindi non se la sc*pava nessuno, ergo era cattiva? Per me tutto ruota intorno a questo concetto, in privato o no è idea comune tra maschietti: vedere le donne solo in funzione del desiderio maschile. Ragazzi, se pensate questo, pure in pvt, rifletteteci vi prego. Tutto qui.
@lindasartini @russandro @culture Ricordo benissimo la storia di Leonardo Caffo. E sui giornalisti sono assolutamente d’accordo, vanno sempre dove gli conviene.
Questa cosa del sessismo però la deve finire. Gli uomini a sessualizzare le donne anche nel loro carattere, ma su questo mi ci metto anch’io perché per anni ho detto “Vannacci è omofobo perché gli prude il culo, è antifemminista perché la moglie non gliela dà più”sarebbe il caso proprio di non dirle più e non riderci più.
@elettrona @russandro @lindasartini
questa frase sarebbe da incorniciare
“Ma voler rovinare la carriera a uno perché è stato uno stronzo, non è che lo educhi. Lo rende ancora più stronzo, e anzi rischia di mettere in cattiva luce proprio la causa femminista, in questo caso”
(con sotto il link al resto del thread)
@lindasartini sapessi le cose disdicevoli che nella mia vita ho detto io sulla qualunque!
Ebbene, non solo sono libero di dirle, ma nessuno deve permettersi di intimorire me e qualsiasi altro essere umano, sdoganando il principio per cui la reputazione pubblica di qualcuno viene infangata se dice cose in privato. Anche se sono cose oscene.
Non c’entra la privacy, c’entra il diritto umano di essere liberi di parlare in privato in base al contesto. Perché la mancanza di questo rende prigionieri> Non c’entra la privacy, c’entra il diritto umano di essere liberi di parlare in privato in base al contesto
No, scusa se ti correggo, ma la #privacy è esattamente questo diritto.
Per questo la privacy è un diritto umano
@informapirata sì, è vero, ma ormai per me la privacy è solo quella manciata di carte che devo firmare per dire che non voglio essere contattato dai venditori di depuratori d’acqua che tanto mi chiamano lo stesso alle sette di sera
@russandro @culture provo a spiegare meglio: se riporti ad altri che ho detto in privato che quella persona mi sta antipatica, hai violato la mia privacy. Ma dire che le donne assertive sarebbero più dolci se debitamente usate dai maschi, anche se lo dici in privato, è oggettivamente deprecabile. Ancora di più se poi in pubblico ti mostri persona acculturata, aperta, intelligente. Poi magari non ha detto questo, ma qui si sta buttando sulla privacy e non sul significato e peso delle cose dette.
@lindasartini @russandro senza mettere in dubbio l’oggettiva deprecabilità, si può deprecare in privato¹ ciò che è stato detto in privato, e deprecare in pubblico ciò che viene detto in pubblico.
Fare escalation di contesto è un ottimo sistema per aumentare la polemica e la polarizzazione, un po’ meno per educare le persone.
¹ idealmente nello stesso contesto in cui è stato detto, o almeno con le stesse persone, in modo che il messaggio che quanto detto è non accettabile arrivi a tutti quelli che l’hanno sentito, sia chi lo pensava senza avere il coraggio di dirlo, che chi non ha avuto il coraggio di lamentarsene perché era in una posizione di debolezza.





