Avrò scoperto l’acqua calda, ma i pagamenti con PayPal sono anti privacy by default.

A parte il numero della carta, tutti gli altri dettagli anagrafici sono alla mercé del venditore.

Me ne sono accorto perché:
- ho ricevuto per corrispondenza materiale promozionale di enti a cui avevo fatto delle piccole donazioni (quelle proposte durante i pagamenti).
- Ad un checkout, indirizzo e cellulare sono stati assimilati interamente da PP.

Continua nei commenti…

@internet

#paypal #privacy

  • Elena Brescacin@poliversity.it
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    12 days ago

    @Nikodum @ZeroGravity @dajelinux @internet Dopo, io sono abbastanza favorevole ai pagamenti digitali. Però di fatto vuol dire che, riservatezza a parte, l’economia è comunque in mano ai gestori. E soprattutto all’elettricità/connessione. Per cui se manca la corrente hai le mani legate, se il capo dei capi che gestisce i soldi decide che 100 [nome moneta] da oggi vale la metà, te ritrovi un poraccio da un giorno all’altro.

    • @elettrona @Nikodum @ZeroGravity @dajelinux @internet Sono timori fondati.
      Ma c’è anche da dire che il contante non ti pone in alcun modo al riparo da questi rischi, dato che se “chi gestisce i soldi” decide che 100 euro domani valgono 10, sei povero comunque (E per quanto riguarda l’elettricità, se dovesse mancare a un livello tale da non poter più usare pagamenti elettronici per un tempo prolungato probabilmente avremmo problemi più urgenti da risolvere)

      • Elena Brescacin@poliversity.it
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        11 days ago

        @QuasiMagia @Nikodum @ZeroGravity @dajelinux @internet Infatti io non sono una di quelle che dicono “mettete i soldi sotto il materasso” perché una banconota o moneta da [valore a caso] può assumere un valore inferiore nel giro di un’ora. Per quello io sono molto più favorevole a più metodi di scambio. Il problema però è alla base, e anche filosofico oltre a pratico. Il concetto di scambio, condivisione, comunità…