Dopo un anno di “vibe coding”, è sempre più chiaro che l’IA non può sostituire l’impegno e l’esperienza umana. Le promesse di sviluppo rapido tramite comandi in linguaggio naturale, hanno portato a codice generico, problemi di sicurezza e mancanza di creatività. La supervisione umana rimane essenziale per garantire qualità e originalità.
@tecnologia
https://buff.ly/ujZggG8


@silvanomarioni @tecnologia vero ma mi chiedo: la qualità del codice è ancora importante come lo era 20 anni fa? La diffusione del software open source ha modificato il modello di business spostando il “valore” dai sorgenti all’infrastruttura, l’AI è solo l’ultimo capitolo di questa tendenza iniziata col cloud computing 20 anni fa. E anche 20 era già più facile comprare harware più potente che ottimizzare il codice… l’uomo scrive di certo software migliore, ma ce ne sarà ancora bisogno?
Si, perché le risorse non sono infinite. La crisi della RAM dimostra che a salvarci sarà l’ottimizzazione, non la potenza bruta.
Un pensiero più in generale: anche a me nel mio lavoro di sistemista e PM capita spesso di usare l’ia per fsfmi fare alcuno script piccoli per cose usa e getta.
Però, in tutta onestà almeno nella meta dei casi, tra risposte sbagliate, comandi deprecati, script che alla fine non fanno quello che voglio, impiego lo stesso tempo o quasi rispetto al fare tutto col metodo della nonna: studiare velocemente i comandi e qualche ricerca.
Con la differenza che imparo meno. Altre volte oggettivamente aiuta, soprattutto quando suggerisce istruzioni, codici, cose che non avresti immaginato.
@SimoneViaggiatore ma infatti il punto che mi deprime è proprio questo: lAI generativa si basa su un approccio bruteforce. l’intuizione dell’algoritmo giusto e tutte le cose simili che rendono cosi affascinante l’informatica vinceranno contro la tentazione del tasto TAB? Speriamo di si:)
@SimoneViaggiatore @emdavack
Assolutamente vero. Lo trovo più utile per concetti o la creazione di “scheletri” applicativi. Però questo ha purtroppo un prezzo energetico e di risorse molto alto.
@succ @SimoneViaggiatore verissimo, ma i datacenter consumano molte risorse anche se usati per altri carichi. Il problema è si l’AI usata come “cervello a domicilio”, ma lo è anche la tendenza inarrestabile alla.centralizzazione, al cloud come panacea di ogni male e al mondo “as a service”. Forse sto semplicemente invecchiando e vorrei tornare al pentium II, altavista e i modem 56k…boh
@emdavack @SimoneViaggiatore mi sento anch’io smarrito.
Aprire i motori di ricerca e vedermi dei risultati dell’ai non richiesti nel primo box. Capire che Google ha appositamente peggiorato il suo algoritmo di ricerca per incentivare a fare più ricerche.
Il presente è questo, nel bene e nel male. L’AI è realtà: cerchiamo di utilizzarla con la testa. Cerchiamo di sensibilizzare all’utilizzo parsimonioso e con un fine utile.
Si può provare a parlarne, a capire: so di essere ignorante in materia